antifascisti sempre: serata di autofinanziamento!


disoccupata 1 majors 0

da Repubblica di qualche giorno fa: Tutto da rifare per le case discografiche: Jammie Thomas, era stata sanzionata di 222mila dollari per violazione copyright P2p, disoccupata batte le major Un giudice del Minnesota dà ragione alla donna "Bisogna dimostrare che lo scambio sia avvenuto" di ALESSANDRO LONGO I DISCOGRAFICI americani hanno perso la causa più importante per la lotta al peer to peer e adesso per loro è tutto da rifare: Jammie Thomas, 30enne disoccupata che era stata condannata a pagare 222 mila dollari per violazione del copyright, non dovrà più farlo. L'ha deciso Michael Davis, giudice distrettuale del Minnesota, dov'è stato dibattuto il caso. Alla base della sentenza, un motivo che fa crollare il castello costruito finora per la lotta al peer to peer pirata: "Rendere disponibile" ("making available") un file su rete peer to peer - sostiene il giudice- non significa che quel file sia stato in effetti scaricato da altri e che quindi sia stato distribuito. È un reato distribuire il file protetto da copyright, non il semplice metterlo in condivisione (l'intenzione di reato non è perseguibile). Tutto quanto significa che ora Riaa (l'Associazione discografici americani, che aveva denunciato la donna) avrà l'onere della prova: dovrà dimostrare che lo scambio di un file protetto da copyright è in effetti avvenuto. Non basta provare che l'utente l'ha condiviso su reti peer to peer. Per Jammie Thomas è una notizia di quelle che ti cambiano la vita: la donna, che si mantiene grazie agli assegni sociali, non aveva certo i mezzi per pagare la super multa (pari a 9.250 dollari per ogni file condiviso). Ma è anche una notizia che cambia lo scenario del confronto tra detentori di copyright e utenti di peer to peer. La sentenza è storica perché la multa a Jammie Thomas era il solo caso di vittoria dei detentori di copyright in un processo del peer to peer. La giurisprudenza, a riguardo, ricade così nell'incertezza. Riuscire a portare in tribunale la prova dello scambio può essere peraltro impresa molto difficile (se non impossibile). Prova dello scambio potrebbe essere memorizzata nel programma peer to peer utilizzato e ottenibile quindi con il sequestro del computer. Non tutti i programmi memorizzano questi dati, però, e comunque l'utente può fare in modo di cancellarli. I dati possono essere anche nel log (nel registro) del server utilizzato per lo scambio. Ed essere quindi ottenuti tramite il sequestro del server, cosa non facile però se è posto all'estero. Non è detto inoltre che il log ci sia e sia valido ai fini del processo (potrebbe aver registrato il traffico degli utenti in modo anonimo). Ci sono inoltre programmi peer to peer che permettono di scambiare file senza server di mezzo (per esempio eMule su rete Kad). "Non mi risulta che in Italia qualcuno sia stato mai condannato dopo un processo completo, per aver fatto peer to peer per scopi personali", dice Andrea Monti, avvocato tra i massimi esperti della questione. Molti hanno pagato la multa perché hanno patteggiato (da 51 a 2.065 euro, secondo la normativa italiana). Altri hanno subito un decreto penale di condanna (come capitato a settembre due utenti della rete peer to peer Direct Connect), a cui hanno poi rinunciato a opporsi. In entrambi i casi, però, si tratta di decisioni precedenti a un effettivo processo dibattuto. "Gli utenti hanno accettato di pagare perché affrontare un processo di questo tipo costa anche 20-30 mila euro tra spese legali e di consulenza. Molto più di quanto si rischi di multa se si patteggia", aggiunge Monti. Sarà anche per la difficoltà ad avere vittoria certa in un processo, che i detentori di copyright stanno provando diverse strade per la lotta al peer to peer. Per esempio, la via di far bloccare certi siti oppure di ottenere leggi che obblighino i provider a cancellare gli abbonamenti Internet degli utenti peer to peer. Anche queste sono però strade in salita: è stato appena sospeso il blocco a Pirate Bay; l'Europarlamento qualche giorno fa ha bocciato le politiche anti-peer to peer contenute nel pacchetto di riforma della normativa tlc e ispirate da alcune procedure ideate dal governo francese.


Brevettare è un crimine contro l'innovazione

riprendiamo ancora una volta un'articolo dell'ormai irrefrenabile (e per fortuna!) gaia bottà, uscito sul solito Punto Informatico di venerdì 26 settembre 2008... a voi le conclusioni, abbastanza evidenti... Brevettare è un crimine contro l'innovazione. A denunciarlo è StopSoftwarePatents, che ha celebrato la giornata mondiale contro i brevetti software e ha lanciato una petizione. Dicono la loro anche i revisori dell'EPO: ci spingono a brevettare di tutto e di più Roma - I brevetti software non devono attecchire in Europa, devono essere sbaragliati nel resto del mondo: brevettare le idee non alimenta il sapere, ma rimpingua semplicemente le tasche dei patent troll. E quelle delle istituzioni presso le quali i brevetti vengono depositati. Sono denunce e rivendicazioni scaturite da StopSoftwarePatent, una coalizione che raccoglie 80 softwarehouse e frotte di sviluppatori: si rivolgono alle istituzioni di tutto il mondo perché chiariscano le normative e perché smettano di arginare l'innovazione concedendo brevetti sulla conoscenza. Il 24 settembre, anniversario del giorno in cui l'Unione Europea ha sancito la brevettabilità di "prodotti specifici" e non di stringhe di codice, è stata la giornata mondiale contro i brevetti software: sperano al più presto di non dover celebrare la ricorrenza, sperano che la petizione che hanno indetto sensibilizzi le autorità. "Il regime dei brevetti software non crea benefici per l'economia, sono inconsistenti le prove economiche a supporto di un sistema di brevetti sul software - recita la petizione - al contrario, esistono numerosi studi che suggeriscono che i brevetti software ingabbino l'innovazione". Le procedure burocratiche sottese dai brevetti software non si conciliano con i rapidi tempi dell'innovazione, i brevetti software rappresentano un campo minato per gli sviluppatori, un deterrente per l'innovazione incrementale, finiscono per favorire coloro che rivendicano la paternità di idee di cui si sono appropriati, per avvantaggiare coloro che hanno il denaro per affrontare spese legali che le piccole aziende non possono sostenere. Per questo motivo StopSoftwarePatent e i firmatari della petizione chiedono che le istituzioni facciano chiarezza: le autorità europee dovrebbero sgombrare definitivamente il campo dai dubbi, confermare che l'ufficio brevetti europeo, l'EPO, non accetta brevetti software e fugare le paure nutrite nei confronti di una possibile armonizzazione con il sistema brevettuale degli States. Gli States e il resto del mondo, da parte loro, dovrebbero smettere di cristallizzare il software nei brevetti e di racimolare denari a spese degli sviluppatori. La lotta contro un sistema dei brevetti incapace di assolvere al proposito di stimolare l'innovazione si combatte da tempo: a farlo sono lobby come End Software Patents sotto la cui egida opera Richard Stallman, e pilastri della rete come Tim Berners-Lee. Ma a pronunciarsi sono anche gli stessi dipendenti degli uffici brevetti: i revisori dell'European Patent Office (EPO) hanno scioperato per dimostrare che sono semplici ingranaggi di una macchina che trita i diritti degli innovatori per produrre denaro e farlo fluire nelle casse degli stati. Ritengono che l'amministrazione dell'EPO non agisca negli interessi della scienza, della ricerca e dell'industria europea, che non si preoccupi di vigilare su un sistema brevettuale che sappia innescare l'innovazione. L'amministrazione, denuncia il sindacato SUEPO, è composta da rappresentanti degli uffici brevetti nazionali che spingono i revisori a non curarsi della qualità e a concedere il maggior numero possibile di brevetti affinché l'Office si assicuri i cospicui contributi di coloro che li registrano. La metà del denaro incamerato dall'EPO viene redistribuita agli uffici brevetti dei paesi europei che sovente contano su queste rendite per il proprio sostentamento. I brevetti proliferano, la qualità dei brevetti peggiora, le sovrapposizioni si moltiplicano. Per questo motivo un manipolo di dipendenti dell'ufficio brevetti europeo si è riversata a Bruxelles e ha chiesto di conferire con i rappresentanti dell'Unione Europea per illustrare loro il meccanismo che rischia di svilire la competizione e di fagocitare l'innovazione nel vecchio continente: l'EPO chiede che le autorità UE monitorino il lavoro dell'ufficio brevetti e vigilino sulle dinamiche che rischiano di innescarsi con questo tipo di gestione. Altrimenti, spiegano i revisori ribelli, si creerebbe una situazione disastrosa: "In una situazione in cui molti dei monopoli per lo sfruttamento della proprietà intellettuale fossero garantiti in modo ingiustificato e lo scopo di questi monopoli divenisse sfumato - ha denunciato Sylvie Jacobs, rappresentante del SUEPO - le grandi aziende finirebbero per detenere posizioni dominanti sui mercati puramente in virtù della mole della loro proprietà intellettuale e del loro potere economico". Gaia Bottà


nuove strategie delle case discografiche

pubblichiamo qui un articolo uscite su Repubblica di un paio di giorni fa. peraltro si vede che è di Repubblica, perché noi avremmo detto le cose in un altro modo... come infatti il caso-metallica recentemente dimostra, perfino i più contrari alle nuove tecnologie stanno comprendendo che sulla rete si sono aperti nuovi spazi di profitto. imperativo dunque è farla finita con lo scambio gratuito. reprimendo chi diffonde gratuitamente mp3, creando canali di download a pagamento, sfruttando al massimo le nuove reti sociali, riempendole di pubblicità, reperendo dati degli utenti per cecrare di tarare sempre meglio l'offerta... a chi, anche in ambiti non sospetti, non trova poi troppo malvagi questi sistemi, noi possiamo solo dire: è davvero questo che vogliamo? le potenzialità di scambio e comunicazione non sono forse avvilite e in fondo profondamente impedite con questi sistemi? il canale che ti mette in dialogo non altera e struttura diversamente i contenuti che vuoi portare? be', segue articolo...  (Continua)


sull'estensione europea del diritto d'autore...

ah vi ricordate la nostra bella e neoliberale UE? nel febbraio di quest'anno, muovendosi in piena consonanza con quei bravi ragazzi yankee, il simpatico commissario Charlie McCreevy, propose di estendere il diritto d'autore sulle performance. di un bel po': da 50 a 95 anni! intendiamoci: non stiamo parlando qui del diritto d'autore sull'artista che ha composto l'opera... quello è già al sicuro, come sapete: 70 anni dalla morte dell'autore! qui parliamo di un altro caso, quello del performer, dell'interprete del pezzo che un altro ha scritto. per capirci, se fino a oggi io rampante 30enne interpretavo una canzone di Pinomauro, potevo sperare di godere di una fetta dei diritti per 50 anni, ovvero fino ai miei 80 anni... l'amico McCreevy evidentemente conta di interpretare quanto prima qualche bella canzone napoletana e poi di vivere molto molto a lungo con quei pezzi, visto che, se passasse questa proposta, potrebbe godere di una fetta dei ricavati per ben altri 95 anni... McCreevy tenta di giustificare questo scandalo dicendo che così i performer ormai stravecchi (che poi se arrivano tutti a 100 anni vuol dire che poi tanto male non se la saranno passata in vita loro) godrebbero di un minimo di pensione... poverini! (salvo poi tagliare le pensioni e i servizi sociali dappertutto in europa, vero McCreevy?) l'amico non dice però due cose: 1. quest'estensione capita proprio a fagilo con quella statunitense 2. chi ha applaudito all'iniziativa sono le grandi corporations, che vedrebbero i loro introiti aumentati di molto, mentre per il 90% degli artisti non cambierebbe nulla, a fronte di una restrizione delle libertà d'uso degli utenti e di un sicuro aumento dei costi... su questa sordida storia non possiamo che rinviare a questi due articoli. leggete prima la proposta, e poi un interessante articolo di Gaia Bottà, ormai la nostra giornalista d'assalto preferita...


copiate, è per il nostro bene!

copiamo, visto che è per il nostro bene, una notizia interessante comparsa qualche giorno fa come al solito su PI. la segnalazione però ci viene dalla grandissima Radio Copydown (ah, cosa importante, l'articolo è di Gaia Bottà)... in ogni caso beccatevi la storiella edificante: La pirateria ci fa sopravvivere: questo il messaggio lanciato da Steve Knightley, membro del duo folk Show Of Hands. Se la musica non fosse un fenomeno collettivo , se i brani che compone e canta non passassero di mano in mano, Show Of Hands non potrebbe contare sul pubblico che partecipa ai suoi concerti, non potrebbe trarre guadagno dalla vendita degli album.  (Continua)


Bands: continuate pure con MySpace, ma e' su Wikipedia che la gente vi cerca

è incredibile: abbiamo trovato qualcuno nuovo a cui rubare notizie! e si tratta di qualcuno d'eccezione, niente-poco-di-meno-che il nostro amato pinna! pinna a sua volta, per onorare il senso di scambio e diffusione della rete, ha ciulato la notizia a Billboard... che belle le informazioni, che non hanno proprietà... l'articolo lo trovate qui: e fatevi un giro sul suo blog, che merita! Molte band ed etichette che si dichiarano indipendenti usano MySpace per promuoversi, dedicando grande attenzione ai contenuti che inseriscono nella loro pagina. Ma secondo Billboard, le persone che usano la Wikipedia per informarsi su un gruppo sono il doppio di quelle che ricorrono a MySpace per farlo. La ragione sembra essere che se voglio farmi un'idea di una band sono piu' attendibili le informazioni chiare, concise e standardizzate di Wikipedia rispetto ai toni urlati da pubblicita' o alla grafica invadente generalmente presente su MySpace. E' quindi evidente che le band che curano molto la loro paginetta MySpace e ignorano Wikipedia stanno commettendo un grosso errore.


coldplay, il nuovo singolo gratis - e noi ce ne sbattiamo...

ci limitiamo a pubblicare la notizia della Reuters, che riprende il comunicato ufficiale del management Coldplay. intorno questo genere di operazioni si fa negli ultimi tempi sempre più casino, come se fossero chissà quali grandi trovate geniali, o quale dannazione per i profitti delle case discografiche... inutile dire quello che ne pensiamo: lungi dall'essere davanti alle buone multinazionali ravvedute che pensano finalmente al bene dei consumatori, e altrettanto lontani da chissà quale rischio e perdita delle suddette, qui siamo di fronte a un business che arranca dietro le innovazioni, e che tenta miserabili investimenti: tanto non avrebbe comunque nulla da perdere. non che ovviamente ci piaccia o auspichiamo un business che le domini, al contrario: ci dobbiamo sempre ricordare che la pratica di chi vuole "liberare" la musica e la cultura dal controllo e dal ricatto del "mercato" deve essere, fra le altre cose, proprio denunciare tali tecniche da squallidi rigattieri. la logica: ti diamo un pezzo gratis per una settimana, cosi' poi ti facciamo comprare il disco. piu' meno lo stesso di: prova la nostra offerta telefonica, il primo mese e' gratis... noi rifiutiamo gentilmente, il disco ce lo prendiamo tutto, per sempre e gratis (alle linee telefoniche ci penseremo fra qualche anno).
 (Continua)


Oggi è la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore!

eh sì, sembrano le solite celebrazioni di rito, ma bisogna saper leggere, perché nel loro squallore nascondono sempre un significato in più. l'ideologia pare funzioni così: non soltanto coprendo e mistificando quello che realmente accade, ma andando a impedire preventivamente che venga fuori qualcosa di diverso. un pensiero e un progetto alternativo, tipo - che so? - i libri senza diritto d'autore! vediamo a questo proposito che ne dicono dunque i nostri begli organi di propaganda... poi dopo vi beccate un volantino-riflessione che scrivemmo un annetto fa, ma che rimane quanto mai attuale (non ci sembra che nel frattempo la proprietà intellettuale sia stata abolita, no?)... [ah, da notare la perla dell'Anno Internazionale del Pianeta Terra + l'Anno internazionale delle Lingue... come in un meraviglioso carnevale veneziano del '600 la peste è lì, e noi la festeggiamo...]
buona lettura!  (Continua)


my space e case discografiche

un nuovo aggiornamento dal fronte my space/ majors... sempre per la nostra rubrica "infami" ovviamente. MySpace di News Corp, il maggiore sito di social networking al mondo, presenterà una joint venture con almeno tre grandi case discografiche entro 5 giorni. Lo hanno detto oggi fonti vicine alla vicenda. Il servizio, chiamato MySpace Music, sarà integrato con MySpace.com e aspira ad essere un rivale di iTunes, il negozio di musica online di Apple. Offrirà music streaming, download di MP3, biglietti per concerti, suonerie e merchandising, dicono le fonti. News Corp, Warner Music Group, Sony Bmg Music Entertainment e Universal Music Group di Vivendi SA avranno ciascuna una partecipazione nella joint venture, secondo le fonti. Non è chiaro se Emi Group, la quarta maggiore etichetta discografica, sarà coinvolta. Le grandi case discografiche sono impegnate in colloqui con MySpace da diverse settimane, con un forte ostacolo rappresentato da una causa per il copyright del 2006 mossa da Universal Music Group contro MySpace. Una delle fonti vicine alla trattativa dice che sono stati fatti progressi e che la causa sarà risolta in tempo per l'annuncio. Non è chiaro quando verrà lanciato MySpace Music. MySpace non ha voluto rilasciare commenti. Per quanto riguarda le case discografiche, a loro volta non hanno commentato o non è stato possibile raggiungerle.


nasce CapitalismoReale

non possiamo che segnalare questo blog aperto da poco, che ci ricorda - al di là di ogni copertura ideologica - che vuol dire realmente, per i lavoratori, vivere in un modo di produzione capitalista. questa la sua presentazione: Questo blog nasce per dar voce, mettere in collegamento e sostenere le lotte dei lavoratori. CapitalismoReale non vuole essere solo una finestra telematica sul mondo e sui problemi del lavoro: vuole essere uno strumento di controinformazione e di lotta per rispondere con forza al processo di crescente precarizzazione, alle sempre più gravi situazioni di disagio e di sfruttamento radicale che ogni giorno ci troviamo davanti.


libreremo su Punto Informatico!

a forza di citarli e di copiargli articoli si saranno impietositi... così la redazione di Punto Informatico ha deciso di farci un colpo di telefono, per due chiacchiere di presentazione del progetto libreremo. certo, non è proprio esattamente quello quello quello che abbiamo detto, ci saranno stati sicuramente dei disturbi telefonici (un kids non direbbe mail "La legalità è una cosa buona e giusta, non bisogna creare caos"!), ma vabbe'... ne prendiamo spunto per ricordare a tutti di far girare e far conoscere il progetto, risorsa imprescindibile nel capitalismo odierno per salvare il giovane dallo stress e dall'azione cattolica... trovate tutto in versione originale qui. altrimenti, continuate a leggere qui sotto...  (Continua)


Coelho e la pirateria che aiuta le vendite

ancora una notizia dal Corsera... oh, ma che si fossero finalmente accorti di ciò che noi si ciancia da anni? Lo scrittore rivela sul blog gli indirizzi dei siti dove scaricare gratis i suoi libri Coelho e la pirateria che aiuta le vendite «In Russia vendevo un migliaio di copie, dopo la diffusione online sono arrivato a 10 milioni» MADRID - Per scaricare gratuitamente da Internet una copia in inglese dell’ultimo romanzo La strega di Portobello, il sistema più rapido è consultare il suo autore: Paulo Coelho. Che ha già anticipato, ai fan interessati, il link giusto dal suo blog , con la promessa di fornire presto le indicazioni su come leggere a sbafo tutta la sua produzione letteraria, anche per il futuro e in qualunque idioma sia stata tradotta, dal tedesco al giapponese, dallo svedese allo spagnolo. Una bella prova di fair play da parte di chi campa di copyright.  (Continua)


Copyright musicale a 95 anni?

riprendiamo un articoletto recentemente apparso sul Corriere della Sera, a proposito di un'ulteriore estensione del copyright, che stavolta non riguarda gli autori, ma gli interpreti... la notizia si commenta (quasi) da sé. per il momento noi possiamo solo dire, come il caro vecchio prof. Fontecedro: "disgustorama, disgustomatico..." Copyright musicale a 95 anni? Petizione web contro il progetto Raccolta di firme per impedire che l'Ue decida l'adeguamento alla legge americana sulle registrazioni Una petizione online per dire di no all'estensione del diritto d'autore sulle registrazioni musicali: è l'iniziativa promossa in rete dall'Electronic Frontier Foundation e dall'Open Rights Group per permettere ai cittadini europei contrari al prolungamento della durata del copyright di far conoscere il proprio dissenso alle istituzioni dell'Unione.  (Continua)


un commento e una risposta

fermo restando che non siamo pennivendoli borghesi con il loro angolino delle lettere, pubblichiamo qui sotto un commento che ci è arrivato a proposito di questo articolo su you tube da noi ripubblicato. purtroppo l'antispam non ci permise di notarlo subito, e quindi un par di settimane son passate dalla nostra risposta, ma ci sembra ad ogni modo importante come occasione per puntualizzare due o tre cosette, visto che ci troviamo spesso alle prese con obiezioni del genere... il fatto è che quelli cattivi (tipo MPAA, FIMI, SIAE) si sa che son cattivi e allora. ma a uno che ti dice ste cose che gli vuoi dire? ti si stringe il cuore! ah, ce lo dovevano dire a noi che la lotta per il socialismo era così difficile, ce ne stavamo a coltivare il nostro orto, così carino, pieno dei veleni dellle industrie acerrane... (ovviamente si scherza, eh)

 (Continua)


MPAA ammette: i nostri numeri sul P2P sono falsi

ok, lo ammettiamo: campiamo di rendita.
nel senso che in questo periodo fra emergenza munezza (che non sta solo a Napoli, ma è alquanto cospicua anche in
Padania e Parlamento!) e costruzione di un avvenire radioso (vedi progetto Libreremo e attività CSOA TerraTerra), non abbiamo troppo tempo per cercare notizie o fare analisi, nè elaborare la minima informazione (tranne quella: "a tavola! si mangia!")... dunque, come un po' tanti blog, ci mettiamo a succhiare come parassiti l'operato altrui...
insomma,
Punto Informatico non ce ne voglia: in fondo e' sempre pubblicità (e poi aspettiamo almeno un paio di giorni, di modo che non gli si ruba l'anteprima)... Un sentito grazie alla redazione...
veniamo adesso all'articolo interessante:

 (Continua)


l'arte italiana scompare dalla rete

a proposito della recente sparizione delle opere d'arte italiane dalla rete - in nome della protezione del diritto d'autore! - inoltriamo due articoli recentemente scomparsi. ovviamente ci accodiamo a tutte le critiche mosse a questo provvedimento quanto meno astuto del governo italiano. persino da un punto di vista liberale, che purtroppo e' un po' il punto di vista diffuso dei commenti che si trovano per la rete, si potrebbe addirittura dire che 'sti fessi non sanno manco gestire l'Impresa Italia: in tutti i corsi aziendali si insegna che bisogna dare una preview del prodotto per suscitare interesse, altrimenti la propria visibilità sul mercato vien meno... eh, quando il capitalismo è rivoluzionario: questi qui ragionano come i vecchi signori feudali: teniamoci il quadro sotto chiave... ma ovviamente non è questo il nostro punto di vista: ce ne sbatte un po' dello sfruttamento economico dell'arte italiana a fini turistici. ci interessa piuttosto ribadire che l'arte e la cultura devono essere a disposizione di tutti, perchè sono uno stimolo all'intelligenza ed allo sviluppo di coscienze critiche. dunque musei gratuiti, almeno per studenti e disoccupati, reperibilità assoluta dei materiali sulla rete, no al prestito a pagamento nelle biblioteche, diritto di scaricare, copiare, diffondere senza scopo di lucro! ed ovviamente università gratuita e di massa, aumento dei servizi e delle borse di studio, no alle contro-riforme della pubblica istruzione... 
siamo nel falso se notiamo che ancora una volta il diritto d'autore è la leva giuridica per imporre politiche d'esclusione? siamo nel falso se lottiamo perché "anche l'operaio abbia il figlio dottore"?
seguono gli articoli. a presto per altri aggiornamenti...

 (Continua)


Faccio cose, vedo gente, guadagno con YouTube

continuiamo la nostra raccolta di informazioni sul lato oscuro di youtube [puntata 1 e 2], e (sempre con un po' di colpevole ritardo, ma stiamo recuperando) ripubblichiamo quest'interessante notizia riportata da Dario D'Elia sul Punto Informatico di mercoledì 12 dicembre 2007.
è interessante, perchè sottolinea ancora una volta - come se ce ne fosse bisogno, ma a pensarci bene ce n'è sempre bisogno! - come dietro l'idea di partecipazione e di divisione degli utili, si nasconda invece la strategia di profitto dei soliti monopoli. non che a noi ci interessi guadagnare qualche dollaro con i video autoprodotti! anzi, il punto è proprio questo: comprendere comesi tenta di cooptare tutti gli utenti nel grande sogno dell'arricchimento individuale, nella grande utopia del farsi-da-solo, dell'arricchirsi in base al successo della propria idea. si dice: il sistema funziona, perchè anche tu ne partecipi, ne mangi una fetta... ma non è vero, e tutti i dati lo dimostrano! è questa menzogna la solita solfa ripetuta infinite volte, l'ideologia della proprietà privata, che nel mondo reale è sempre proprietà di pochi, sfruttamento del lavoro, dei gusti, dell'intelligenza della massa. insomma, non è poi così nuovo il sogno del capitalismo virtuale... 

 (Continua)


fra Mazza e Rutelli...

riprendiamo la nostra consueta rubrica di controinformazione, volta a pescare il marcio nel mondo di brevetti e copyright, di case discografiche, editoriali e SIAE... a dire il vero, è estremamente facile pescare il marcio in tal mondo di loschi interessi: come in una famosa scena di Capitani coraggiosi (eh sì, siamo gente di cultura) basta gettare l'amo senza manco l'esca, ed abboccano a palate... basti vedere questa lettera di tal Mazza - si sprecano i giochi di parole - esimio esponente della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana, membro di Confindustria), la quale manco ha sentito toccati i suoi "diritti d'autore" subito ha levato gli scudi, proponendo di ispirarci - indovinate un po' - a Sarkozy, contestatissimo in Francia... andiamo bene...
a presto, con altri aggiornamenti!
 (Continua)


You Tube filtra i contenuti tutelati dal diritto d'autore

sempre per la nostra serie "the dark side of youtube", ecco una notizia interessante di qualche giorno fa...

Google ha presentato lunedì scorso un sistema che dovrebbe impedire la pubblicazione su You Tube di filmati tutelati dal diritto d'autore. La decisione è conseguente alle diverse azioni legali intentate dai titolari dei diritti nei confronti dell'azienda americana.
YouTube Video Identification, così è stato chiamato il sistema, funziona attraverso le impronte digitali di ciascun contenuto tutelato che verranno inserite in un database che verrà automaticamente consultato ogni volta che un utente inserisce un video nel portale.
Se però a monte la pubblicazione è autorizzata dal titolare, l'utente potrà inserire il video.
Google ha precisato che attualmente sta testando il nuovo sistema con nove grandi aziende produttrici, come Disney, Time Warner, Cbs e Nbc.