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da Repubblica di qualche giorno fa: Tutto da rifare per le case discografiche: Jammie Thomas, era stata sanzionata di 222mila dollari per violazione copyright P2p, disoccupata batte le major Un giudice del Minnesota dà ragione alla donna "Bisogna dimostrare che lo scambio sia avvenuto" di ALESSANDRO LONGO I DISCOGRAFICI americani hanno perso la causa più importante per la lotta al peer to peer e adesso per loro è tutto da rifare: Jammie Thomas, 30enne disoccupata che era stata condannata a pagare 222 mila dollari per violazione del copyright, non dovrà più farlo. L'ha deciso Michael Davis, giudice distrettuale del Minnesota, dov'è stato dibattuto il caso. Alla base della sentenza, un motivo che fa crollare il castello costruito finora per la lotta al peer to peer pirata: "Rendere disponibile" ("making available") un file su rete peer to peer - sostiene il giudice- non significa che quel file sia stato in effetti scaricato da altri e che quindi sia stato distribuito. È un reato distribuire il file protetto da copyright, non il semplice metterlo in condivisione (l'intenzione di reato non è perseguibile). Tutto quanto significa che ora Riaa (l'Associazione discografici americani, che aveva denunciato la donna) avrà l'onere della prova: dovrà dimostrare che lo scambio di un file protetto da copyright è in effetti avvenuto. Non basta provare che l'utente l'ha condiviso su reti peer to peer. Per Jammie Thomas è una notizia di quelle che ti cambiano la vita: la donna, che si mantiene grazie agli assegni sociali, non aveva certo i mezzi per pagare la super multa (pari a 9.250 dollari per ogni file condiviso). Ma è anche una notizia che cambia lo scenario del confronto tra detentori di copyright e utenti di peer to peer. La sentenza è storica perché la multa a Jammie Thomas era il solo caso di vittoria dei detentori di copyright in un processo del peer to peer. La giurisprudenza, a riguardo, ricade così nell'incertezza. Riuscire a portare in tribunale la prova dello scambio può essere peraltro impresa molto difficile (se non impossibile). Prova dello scambio potrebbe essere memorizzata nel programma peer to peer utilizzato e ottenibile quindi con il sequestro del computer. Non tutti i programmi memorizzano questi dati, però, e comunque l'utente può fare in modo di cancellarli. I dati possono essere anche nel log (nel registro) del server utilizzato per lo scambio. Ed essere quindi ottenuti tramite il sequestro del server, cosa non facile però se è posto all'estero. Non è detto inoltre che il log ci sia e sia valido ai fini del processo (potrebbe aver registrato il traffico degli utenti in modo anonimo). Ci sono inoltre programmi peer to peer che permettono di scambiare file senza server di mezzo (per esempio eMule su rete Kad). "Non mi risulta che in Italia qualcuno sia stato mai condannato dopo un processo completo, per aver fatto peer to peer per scopi personali", dice Andrea Monti, avvocato tra i massimi esperti della questione. Molti hanno pagato la multa perché hanno patteggiato (da 51 a 2.065 euro, secondo la normativa italiana). Altri hanno subito un decreto penale di condanna (come capitato a settembre due utenti della rete peer to peer Direct Connect), a cui hanno poi rinunciato a opporsi. In entrambi i casi, però, si tratta di decisioni precedenti a un effettivo processo dibattuto. "Gli utenti hanno accettato di pagare perché affrontare un processo di questo tipo costa anche 20-30 mila euro tra spese legali e di consulenza. Molto più di quanto si rischi di multa se si patteggia", aggiunge Monti. Sarà anche per la difficoltà ad avere vittoria certa in un processo, che i detentori di copyright stanno provando diverse strade per la lotta al peer to peer. Per esempio, la via di far bloccare certi siti oppure di ottenere leggi che obblighino i provider a cancellare gli abbonamenti Internet degli utenti peer to peer. Anche queste sono però strade in salita: è stato appena sospeso il blocco a Pirate Bay; l'Europarlamento qualche giorno fa ha bocciato le politiche anti-peer to peer contenute nel pacchetto di riforma della normativa tlc e ispirate da alcune procedure ideate dal governo francese.
un nuovo aggiornamento dal fronte my space/ majors... sempre per la nostra rubrica "infami" ovviamente. MySpace di News Corp, il maggiore sito di social networking al mondo, presenterà una joint venture con almeno tre grandi case discografiche entro 5 giorni. Lo hanno detto oggi fonti vicine alla vicenda. Il servizio, chiamato MySpace Music, sarà integrato con MySpace.com e aspira ad essere un rivale di iTunes, il negozio di musica online di Apple. Offrirà music streaming, download di MP3, biglietti per concerti, suonerie e merchandising, dicono le fonti. News Corp, Warner Music Group, Sony Bmg Music Entertainment e Universal Music Group di Vivendi SA avranno ciascuna una partecipazione nella joint venture, secondo le fonti. Non è chiaro se Emi Group, la quarta maggiore etichetta discografica, sarà coinvolta. Le grandi case discografiche sono impegnate in colloqui con MySpace da diverse settimane, con un forte ostacolo rappresentato da una causa per il copyright del 2006 mossa da Universal Music Group contro MySpace. Una delle fonti vicine alla trattativa dice che sono stati fatti progressi e che la causa sarà risolta in tempo per l'annuncio. Non è chiaro quando verrà lanciato MySpace Music. MySpace non ha voluto rilasciare commenti. Per quanto riguarda le case discografiche, a loro volta non hanno commentato o non è stato possibile raggiungerle.
non possiamo che segnalare questo blog aperto da poco, che ci ricorda - al di là di ogni copertura ideologica - che vuol dire realmente, per i lavoratori, vivere in un modo di produzione capitalista. questa la sua presentazione:
Questo blog nasce per dar voce, mettere in collegamento e sostenere le lotte dei lavoratori.
CapitalismoReale non vuole essere solo una finestra telematica sul mondo e sui problemi del lavoro: vuole essere uno strumento di controinformazione e di lotta per rispondere con forza al processo di crescente precarizzazione, alle sempre più gravi situazioni di disagio e di sfruttamento radicale che ogni giorno ci troviamo davanti.

riprendiamo un articoletto recentemente apparso sul Corriere della Sera, a proposito di un'ulteriore estensione del copyright, che stavolta non riguarda gli autori, ma gli interpreti... la notizia si commenta (quasi) da sé. per il momento noi possiamo solo dire, come il caro vecchio prof. Fontecedro: "disgustorama, disgustomatico..." Copyright musicale a 95 anni? Petizione web contro il progetto Raccolta di firme per impedire che l'Ue decida l'adeguamento alla legge americana sulle registrazioni Una petizione online per dire di no all'estensione del diritto d'autore sulle registrazioni musicali: è l'iniziativa promossa in rete dall'Electronic Frontier Foundation e dall'Open Rights Group per permettere ai cittadini europei contrari al prolungamento della durata del copyright di far conoscere il proprio dissenso alle istituzioni dell'Unione. (Continua)
fermo restando che non siamo pennivendoli borghesi con il loro angolino delle lettere, pubblichiamo qui sotto un commento che ci è arrivato a proposito di questo articolo su you tube da noi ripubblicato. purtroppo l'antispam non ci permise di notarlo subito, e quindi un par di settimane son passate dalla nostra risposta, ma ci sembra ad ogni modo importante come occasione per puntualizzare due o tre cosette, visto che ci troviamo spesso alle prese con obiezioni del genere... il fatto è che quelli cattivi (tipo MPAA, FIMI, SIAE) si sa che son cattivi e allora. ma a uno che ti dice ste cose che gli vuoi dire? ti si stringe il cuore! ah, ce lo dovevano dire a noi che la lotta per il socialismo era così difficile, ce ne stavamo a coltivare il nostro orto, così carino, pieno dei veleni dellle industrie acerrane... (ovviamente si scherza, eh)
ok, lo ammettiamo: campiamo di rendita.
nel senso che in questo periodo fra emergenza munezza (che non sta solo a Napoli, ma è alquanto cospicua anche in Padania e Parlamento!) e costruzione di un avvenire radioso (vedi progetto Libreremo e attività CSOA TerraTerra), non abbiamo troppo tempo per cercare notizie o fare analisi, nè elaborare la minima informazione (tranne quella: "a tavola! si mangia!")... dunque, come un po' tanti blog, ci mettiamo a succhiare come parassiti l'operato altrui...
insomma, Punto Informatico non ce ne voglia: in fondo e' sempre pubblicità (e poi aspettiamo almeno un paio di giorni, di modo che non gli si ruba l'anteprima)... Un sentito grazie alla redazione...
veniamo adesso all'articolo interessante:
a proposito della recente sparizione delle opere d'arte italiane dalla rete - in nome della protezione del diritto d'autore! - inoltriamo due articoli recentemente scomparsi. ovviamente ci accodiamo a tutte le critiche mosse a questo provvedimento quanto meno astuto del governo italiano. persino da un punto di vista liberale, che purtroppo e' un po' il punto di vista diffuso dei commenti che si trovano per la rete, si potrebbe addirittura dire che 'sti fessi non sanno manco gestire l'Impresa Italia: in tutti i corsi aziendali si insegna che bisogna dare una preview del prodotto per suscitare interesse, altrimenti la propria visibilità sul mercato vien meno... eh, quando il capitalismo è rivoluzionario: questi qui ragionano come i vecchi signori feudali: teniamoci il quadro sotto chiave... ma ovviamente non è questo il nostro punto di vista: ce ne sbatte un po' dello sfruttamento economico dell'arte italiana a fini turistici. ci interessa piuttosto ribadire che l'arte e la cultura devono essere a disposizione di tutti, perchè sono uno stimolo all'intelligenza ed allo sviluppo di coscienze critiche. dunque musei gratuiti, almeno per studenti e disoccupati, reperibilità assoluta dei materiali sulla rete, no al prestito a pagamento nelle biblioteche, diritto di scaricare, copiare, diffondere senza scopo di lucro! ed ovviamente università gratuita e di massa, aumento dei servizi e delle borse di studio, no alle contro-riforme della pubblica istruzione...
siamo nel falso se notiamo che ancora una volta il diritto d'autore è la leva giuridica per imporre politiche d'esclusione? siamo nel falso se lottiamo perché "anche l'operaio abbia il figlio dottore"?
seguono gli articoli. a presto per altri aggiornamenti...
continuiamo la nostra raccolta di informazioni sul lato oscuro di youtube [puntata 1 e 2], e (sempre con un po' di colpevole ritardo, ma stiamo recuperando) ripubblichiamo quest'interessante notizia riportata da Dario D'Elia sul Punto Informatico di mercoledì 12 dicembre 2007.
è interessante, perchè sottolinea ancora una volta - come se ce ne fosse bisogno, ma a pensarci bene ce n'è sempre bisogno! - come dietro l'idea di partecipazione e di divisione degli utili, si nasconda invece la strategia di profitto dei soliti monopoli. non che a noi ci interessi guadagnare qualche dollaro con i video autoprodotti! anzi, il punto è proprio questo: comprendere comesi tenta di cooptare tutti gli utenti nel grande sogno dell'arricchimento individuale, nella grande utopia del farsi-da-solo, dell'arricchirsi in base al successo della propria idea. si dice: il sistema funziona, perchè anche tu ne partecipi, ne mangi una fetta... ma non è vero, e tutti i dati lo dimostrano! è questa menzogna la solita solfa ripetuta infinite volte, l'ideologia della proprietà privata, che nel mondo reale è sempre proprietà di pochi, sfruttamento del lavoro, dei gusti, dell'intelligenza della massa. insomma, non è poi così nuovo il sogno del capitalismo virtuale...
(Continua)
riprendiamo la nostra consueta rubrica di controinformazione, volta a pescare il marcio nel mondo di brevetti e copyright, di case discografiche, editoriali e SIAE... a dire il vero, è estremamente facile pescare il marcio in tal mondo di loschi interessi: come in una famosa scena di Capitani coraggiosi (eh sì, siamo gente di cultura) basta gettare l'amo senza manco l'esca, ed abboccano a palate... basti vedere questa lettera di tal Mazza - si sprecano i giochi di parole - esimio esponente della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana, membro di Confindustria), la quale manco ha sentito toccati i suoi "diritti d'autore" subito ha levato gli scudi, proponendo di ispirarci - indovinate un po' - a Sarkozy, contestatissimo in Francia... andiamo bene...
a presto, con altri aggiornamenti!
(Continua)
sempre per la nostra serie "the dark side of youtube", ecco una notizia interessante di qualche giorno fa...
Google ha presentato lunedì scorso un sistema che dovrebbe impedire la pubblicazione su You Tube di filmati tutelati dal diritto d'autore. La decisione è conseguente alle diverse azioni legali intentate dai titolari dei diritti nei confronti dell'azienda americana.
YouTube Video Identification, così è stato chiamato il sistema, funziona attraverso le impronte digitali di ciascun contenuto tutelato che verranno inserite in un database che verrà automaticamente consultato ogni volta che un utente inserisce un video nel portale.
Se però a monte la pubblicazione è autorizzata dal titolare, l'utente potrà inserire il video.
Google ha precisato che attualmente sta testando il nuovo sistema con nove grandi aziende produttrici, come Disney, Time Warner, Cbs e Nbc.