Con myspace non va tutto bene, madama la marchesa

Pubblichiamo un interessante articolo di Ivan Della Mea, apparso sul Manifesto del 14 agosto, a pag. 2. Per chi non lo sapesse - il tempo passa, e molte figure e molti contenuti legati alla lotta di classe scompaiono pian piano - Ivan Della Mea è fra i più importanti cantautori, ricercatori e interpreti di cultura popolare. Fra gli anni '60 e '70 la sua attività (insieme a quella di Fausto AmodeiPaolo Pietrangeli e molti altri) permise che un enorme patrimonio di canti e poesie non venisse disperso, e che la musica italiana potesse rinascere veicolando contenuti diversi da quelli sanremesi (oggi, in epoca di globalizzazione, diremmo "da quelli di MTV")...
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the dark side of youtube

su youtube, come su molte altre realtà della rete, ci sarebbe davvero tanto da dire.
prima, anzi, sarebbe un fenomeno da studiare a fondo e con serietà, non soltanto nelle sue implicazioni sociologiche e di costume - in un certo senso evidenti a tutti, e spesso abbastanza divertenti - ma innanzitutto da un punto di vista economico.
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escalation repressiva: note sparse su reprografia e diritti di proprietà intellettuale

Forse non c'avete fatto caso, ma negli ultimi anni vanno crescendo le azioni repressive e le sanzioni giudiziarie contro la reprografia illecita. "Che cos'è?", direte voi. A dispetto del nome, non si tratta di qualcosa di particolarmente vergognoso o riprovevole, ma della "duplicazione fotomeccanica atta a riprodurre testi e documenti", cioè per noi che siamo più prosaici, la fotocopia.

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I pretoriani del copyright

ripubblichiamo qui quest'articolo di Benedetto Vecchi sul copyright, uscito sulle pagine de Il Manifesto di venerdì scorso... all'articolo, piuttosto breve, ci permettiamo di aggiungere due rapide considerazioni, che speriamo di sviluppare meglio in futuro: 

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cuba ed il software libero: alcuni spunti di riflessione

La scorsa settimana, alla XII Esposizione Internazionale dell'informatica, che si è tenuta all'università dell'Avana, il Ministro delle Comunicazioni di Cuba, Ramiro Valdés, ha annunciato l'adozione del software libero negli uffici statali e nella pubblica amministrazione. Con questo passaggio, Cuba compie un passo decisivo verso il software libero, e si pone all'avanguardia nella ricerca di strategie alternative all'informatica delle grosse multinazionali.

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ma il copyright può tutelare ancora il mercato?

postiamo qui un articolo di Roberto Perotti, professore alla Bocconi ed illustre economista, pubblicato il 7 febbraio sul Sole24Ore. l'articolo ha fatto discretamente incazzare FIMI, SIAE e compagnia bella... ora, non è che il prof. Perotti sia un bombarolo (proprio no, avendo insegnato in USA, ed avendo collaborato con Banca Mondiale, Banca Centrale Europea, Banca d'Italia),  semplicemente dice - in maniera certo provocatoria - "no alle rendite ed al parassitismo"... il capitalismo si basa su innovazione e competizione, non su monopoli sclerotizzati. ora, non e' proprio il nostro punto di vista (non e' che crediamo nel mercato o ci interessi salvare il capitalismo), ma è qualcosa che nessun economista aveva mai detto, con questa forza, su un giornale così importante poi... il prof. Perotti ha senza dubbio il merito di aver aperto un dibattito, e posto al centro dell'attenzione un problema effettivo. abolire del tutto SIAE e copyright: è incredibile come certi liberisti a volte sappiano osare più di noi!

ecco l'articolo...

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intervista a marco parente su copyleft etc

marco parente è uno degli artisti più impegnati sul fronte della battaglia per il copyleft (per credere fare un giro qui)... ora, quasi un anno fa, marco venne a napoli a presentare il suo nuovo disco. dopo aver suonato benissimo, tutto si aspettava tranne di trovare un gruppetto di fanatici che, armati di un lettore mp3, si dicevano pronti ad interrogarlo a proposito di una serie di dichiarazioni che aveva rilasciato su copyleft e circolazione della musica... 

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fotocopiare non è reato!

fotocopiare non è reato! sì al diritto allo studio ed alla circolazione dei saperi!

durante le ultime settimane abbiamo assistito alla chiusura forzata di diverse copisterie napoletane, accusate da zelanti ispettori della SIAE di fotocopiare libri protetti da diritto d’autore. Così, in base all’assunto  propagandistico “chi duplica è un ladro”, i diligenti finanzieri hanno messo i sigilli alle macchine, e per qualche giorno centinaia di studenti hanno avuto grossi problemi a trovare qualcuno che gli permettesse di fotocopiare i testi necessari per lo studio.

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il sapere alla portata di tutti: una battaglia della sinistra

Fino a qualche decennio fa era quasi scontato dire che ogni sapere ha una genesi sociale, e che l’intellettuale o l’artista non crea dal nulla, ma a partire dagli altri, in sinergia con gli altri, traducendo un mondo comune. Era usuale affermare che la cultura è un grande strumento di civilizzazione e di emancipazione, e che in quanto tale deve essere messa al riparo dalle speculazioni del mercato e dall’appropriazione privata. Era facile dedurre allora che la cultura cresce e mette radici nelle società dove più libero è lo scambio di conoscenze, dove l’accesso a queste conoscenze è disponibile a tutti.

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stai lontano dalla SIAE!

È facilmente comprensibile che un musicista, o un gruppo, vogliano assicurare la paternità delle loro creazioni. È anche comprensibile che vogliano mantenere un minimo di controllo sulla riproduzione e sulla circolazione del proprio prodotto. Quello che proprio non si comprende è perché, per avere questo, bisogna rivolgersi alla SIAE.

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musica e cultura alla portata di tutti!

contro ogni sbarramento di classe...

Comprare un disco oggi costa in media 20 euro. Comprare un dvd altrettanto. Andare al cinema costa 7- 8 euro. Entrare in un locale almeno lo stesso. Andare a teatro o ad un concerto, invece, comporta spese folli (dai 20 euro in su – molto più in su). Decisamente costa di meno comprare un libro, a meno che non sia un libro per la scuola o per l’università. 

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sistema cultura italia: nuovi mostri, vecchi interessi

forse una delle trovate più belle di Fascisti su marte è la satira del burocratismo del regime che, per (evitare di) risolvere i problemi della popolazione, creava ad hoc sempre nuovi consigli, organizzazioni, federazioni, comitati... non si creda che da questo cambiamento di sigle uscisse fuori qualcosa di buono: i guai rimanevano tutti lì, irrisolti. anzi, il continuo mutamento di nomi, e le finte alternanze dirigenziale, lasciavano i sudditi italiani privi persino del minimo mezzo di rivalsa (la bestemmia ad personam), tanto che viene da pensare – ma si sa, siamo sempre noi i malpensanti - che questi fossero tutti trucchi per nascondere i misfatti del fascismo e per continuare a fare gli interessi di quelle classi che il fascismo spalleggiava.

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autoproduci la tua musica, mantieni la tua indipendenza

Quasi trent’anni fa, al grido di “do it to yourself!”, il punk inaugurò una delle pratiche più feconde della musica contemporanea: l’autoproduzione. Un modo di composizione, diffusione ed interpretazione delle proprie creazioni che, recuperando le radici ribelli e anticonformiste del rock’n’roll, rifiutava le logiche delle grandi multinazionali del disco, e finiva per mettere in questione tutto il sistema di produzione artistica. Da qui si spingeva oltre, verso una critica della società attuale che si saldava con le lotte sociali di fine anni ’70. Nel 2006 molte cose sono cambiate, e non tutte per il meglio.

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