we dance to all the wrong songs

Gioventù che brucia

Posted: dicembre 2nd, 2009 | Author: | Filed under: news | Commenti disabilitati su Gioventù che brucia

altQuesta è una cosa molto bella scritta da quei punx romanticoni dei Kalasnikhov Kollective! Si tratta semplicemente di una riflessione su cosa significa essere ribelli oggi, nel 2009, nelle metropoli di un paese a capitalismo più o meno avanzato… ha veramente molto a che fare col DIY nel senso più profondo del termine, cioè quello di non vivere seguendo un sentiero tracciato appositamente per te da qualc’un altro, riproducendo oppressione e imbecillità ben camuffate da tante spillette colorate.

AI RIBELLI SENZA UNA CAUSA

Di pochi giorni fa l’ennesimo caso di un gruppo “punk” bandito da un centro sociale milanese per ambiguità politica (nello specifico per presunte posizione sessiste/machiste/omofobiche). Nell’ultimo anno, nella nostra città, casi analoghi si sono susseguiti con una frequenza sorprendente: per una provocazione di troppo, per un’immagine sospetta, per testi ambigui. La polemica si é consumata sempre allo stesso modo, con le band che lanciano accuse di arretratezza ideologica, di aver frainteso l’ironia del messaggio, di non aver approfondito abbastanza la conoscenza del gruppo…

In un’epoca di omofobia e sessismo dilagante (nella quale i gay vengono accoltellati per le strade per il solo fatto di esistere e le donne, dalla tv alla politica, sono ridotte a feticcio erotico/sessuale maschile) ha senso ostentare ambiguità, superficialità, trivialità su questi temi? Che cosa c’é di rivouzionario, provocatorio e controcorrente nel farlo?

Frequentemente capita di imbattersi in gruppi che si proclamano autenticamente punk (spesso molto giovani) che usano la sessualità facendo ironia maldestra, cadendo in luoghi comuni beceri, utilizzando un linguaggio discriminatorio, maschilista, omofobico, e, cosa più inquietante, trovandolo fieramente trasgressivo e del tutto legittimo.

Noi pensiamo che questo sia sintomo di un trend più generale che porta molte band a pensare che manifestare sciatteria, ignoranza, superficialità e menefreghismo sia sinonimo di PUNK. Gruppi che non accettano il confronto dialettico e nessun appunto di carattere “politico” perché dichiarano che, a loro, della politica non gliene frega un cazzo.

Crediamo che oggi, nella società della superficialità, dell’immediatezza, della confusione ideologica e del razzismo dilagante, la “provocazione della svastica” (come facevano i sex pistols per intenderci), che va dall’ostentazione dell’ignoranza alla derisione di tutto, dalla pornografia alla provocazione fine a se stessa, non solo non serva più a niente, ma sia segno di un’insofferenza, di un rifiuto infantilistico e retrogrado per tutto ciò che nasconde una complessità, una ricchezza di significati, una storia, un impegno. Significa arrendersi alla stupidità, alla povertà d’idee che ci circonda. Significa insultare la storia, l’impegno, la bellezza di idee che non meritano certo sputi e facili ironie.

A riprova di questo, capita infatti che, chi manifesta serietà, autonomia, impegno nel rispetto delle proprie idee libertarie (istanze pro-queer, antifascismo, veganesimo, antispecismo, solidarietà alle lotte, d.i.y….), venga considerato snob, presuntuoso, schiavo di vecchi schemi ideologici. L’nvito è a non farsi “troppe menate”. “Destra? Sinistra? E’ roba vecchia, io me ne sbatto di tutto, io sono libero, controcorrente (come se fosse un valore di per sé!), IO PENSO CON LA MIA TESTA”. Come, poco tempo fa, una band di gente che “pensa con la propria testa” lamentò dal palco della Villa Occupata: “Voi non vi sapete divertire”.

Questo è quello che vediamo/sentiamo serpeggiare oggi in alcuni contesti reali e virtuali a noi vicini/comuni. E ci rattrista, perché, secondo noi, non c’é nulla di eroico nello stare da nessuna parte, come non è rimasta più alcuna poesia nell’essere ribelle (o presunto tale) senza una causa.
K.COLL. 10/09


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