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il sapere alla portata di tutti: una battaglia della sinistra

Posted: 3 Febbraio, 2007 | Author: | Filed under: materiali | Commenti disabilitati su il sapere alla portata di tutti: una battaglia della sinistra

Fino a qualche decennio fa era quasi scontato dire che ogni sapere ha una genesi sociale, e che l’intellettuale o l’artista non crea dal nulla, ma a partire dagli altri, in sinergia con gli altri, traducendo un mondo comune. Era usuale affermare che la cultura è un grande strumento di civilizzazione e di emancipazione, e che in quanto tale deve essere messa al riparo dalle speculazioni del mercato e dall’appropriazione privata. Era facile dedurre allora che la cultura cresce e mette radici nelle società dove più libero è lo scambio di conoscenze, dove l’accesso a queste conoscenze è disponibile a tutti.

Oggi non si sente più niente del genere, e non è difficile capire il perché. Il capitalismo ormai trionfante su tutto il pianeta considera ed usa tutto come una merce, ed estende sempre di più i meccanismi della proprietà privata ai saperi, ai linguaggi, alle produzioni artistiche. Con conseguenze disastrose.

La privatizzazione e l’abbandono al mercato di tutta la cultura portano necessariamente verso uno sbarramento di classe e ed uno sbarramento cognitivo ancora più oppressivi. Nelle forme di accesso che sempre più si vanno delineando, solo chi si può permettere di pagare – e tanto – può usufruire dei beni culturali. E questo vale sia per l’apprendimento che per l’intrattenimento, dalle istituzioni tradizionali (scuola, università), all’arte (libri, cd, cinema, teatro), fino alle nuove forme di conoscenza (computer e internet). Peggio ancora, in un mercato del lavoro che richiede formazione continua e capacità quanto mai differenziate, chi non può accedere alle conoscenze è tagliato fuori da qualsiasi possibilità.  

Spesso l’unico mezzo per imparare e per non rimanere isolati dal mondo è la copia: fotocopia di un libro, masterizzazione di un cd o di un film, download di file e così via… Ma è proprio la copia (anche quella per utilizzo personale, che non è a scopo di profitto) ad essere impedita e repressa in ogni modo dallo Stato, sul quale premono influenti gruppi di potere, a partire dalla SIAE. Attraverso la propaganda, attraverso lo strumento giuridico del copyright e l’applicazione di condanne penali e detentive, si vuole rendere impossibile l’unica risorsa disponibile a chi sente il bisogno di cultura e crede nel diritto ad averla. Ciò accade, tra l’altro, proprio mentre è depenalizzato il falso in bilancio, e precarizzato indiscriminatamente il mondo del lavoro, a dimostrazione che le priorità dei governi (indipendentemente dal colore) sono sempre quelle del capitale e della proprietà privata.

Troppo spesso i partiti della sinistra non hanno mostrato interesse per queste problematiche. Non hanno inteso il senso di questa gigantesca trasformazione epocale della cultura e della proprietà, hanno colpevolmente dimenticato quale deve essere il loro ruolo in un sistema capitalistico. Eppure la sinistra ha sempre lottato affinché la cultura fosse alla portata di tutti ed ha sempre ostacolato la rendita ed il parassitismo delle classi dominanti, che oggi si nutrono della rendita di brevetti e diritti d’autore.

È decisivo capire che sui diritti di proprietà intellettuali e sul loro utilizzo si giocheranno tutte le future forme di conoscenza, e lo sviluppo intero della nostra società. Contrastare il capitale e il predominio della proprietà privata, rendere possibile per tutti l’accesso alla cultura, alle informazioni, alle conoscenze, abolire il copyright: queste devono essere le priorità di una politica di sinistra.


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