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Peer to peer e diritto alla cultura sotto attacco in europa!

Posted: Maggio 27th, 2009 | Author: | Filed under: news | Commenti disabilitati su Peer to peer e diritto alla cultura sotto attacco in europa!

P2P E DIRITTO ALLA CULTURA SOTTO ATTACCO IN TUTTA EUROPA!

Svezia, Francia, Gran Bretagna, Italia, Spagna… tira davvero una brutta aria in Europa sul fronte della libera circolazione dei contenuti! In queste settimane, infatti, a botte di leggi, proposte e sentenze praticamente “dettate” dalle associazioni dell’industria culturale, i parlamenti e le corti di mezzo continente stanno dando vita ad un vero e proprio salto di qualità nella repressione di chi liberamente condivide, con la comunità di internet, testi, musica, video e quant’altro.

Ormai lo sanno pure i sassi che la proprietà intellettuale non ha nulla a che fare coi bisogni della stragrande maggioranza degli autori, anzi. Addirittura il presidente della SIAE è stato costretto ad ammettere che oltre la metà dei suoi iscritti ci va economicamente a perdere da questa presunta “forma di tutela” (e se lo dice lui…). Eppure anche in giro per l’Europa in molti sembrano essere rimasti piuttosto “affascinati” da quanto appena accaduto qualche giorno fa in Francia.

Proprio il parlamento parigino, infatti, ha approvato il provvedimento più distruttivo nei confronti del diritto alla cultura, che sancisce un principio tanto inedito quanto pericoloso. Viene avallata, in pratica, la possibilità per l’industria culturale di farsi “giustizia da sé”, rastrellando sulle reti p2p gli indirizzi IP degli utenti colpevoli di aver scaricato senza autorizzazione e bloccandone la connessione. Il tutto con la collaborazione dei provider incaricati di inviare messaggi di “avvertimento” e di operare poi materialmente il distacco della linea e senza passare neanche formalmente per l’autorità giudiziaria, bensì per l’HADOPI, un’autorità “indipendente” creata ad hoc (la composizione, quindi, possiamo ben immaginarla) e ben determinata a fare valere gli interessi dei colossi dell’industria.

Insomma, la strada segnata è quella di una vera e propria privatizzazione della giustizia.
Se fino ad adesso milioni e milioni di utenti del web hanno potuto leggere libri, ascoltare musica e vedere film che non avrebbero mai potuto acquistare (dati i costi imposti dagli editori) senza essere “beccati” (nonostante la legge li abbia comunque sempre considerati dei criminali) ora il tentativo è quello di sradicare anche quel minimo di “comune buon senso” e di aumentare il più possibile i profitti dell’industria. Questa la sostanza della nuova legge francese che, fin dalle sue prime formulazioni, è stata ribattezzata come “Dottrina Sarkozy”.

E in tutto ciò chi è stato tra i primi a rallegrarsi pubblicamente della notizia? Tutte le associazioni italiane dell’industria culturale, ovvio, compresa la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) e la AIE (Associazione Italiana Editori) che hanno inviato un’affettuosissima letterina di complimenti al presidente gollista girandola per conoscenza anche a Bondi e Berlusconi…

Ma anche nella moderna e all’avanguardia Svezia c’è poco da stare tranquilli. Dopo il recepimento della pessima direttiva europea IPRED (quella ha spianato il terreno per la legge francese di cui sopra) è di sole poche settimane la condanna ad un anno di prigione per i fondatori di The Pirate Bay, il più grande sito della rete dedicato all’indicizzazione dei file torrent. Ed è la natura dell’accusa a lasciare davvero senza parole: agevolamento di di violazioni del diritto d’autore. Sul sito infatti non è presente alcun tipo di contenuto ma solo delle chiavi utili per rintracciare i file. Questi, infatti, sono presenti esclusivamente sui computer dei singoli utenti collegati fra loro grazie alla rete internet e quindi Pirate Bay funziona semplicemente come un grande motore di ricerca. Lo scambio (il “file sharing”) avviene direttamente tra i “peer” ed evidentemente è proprio a questi milioni di ragazzi e ragazze sparsi in tutto il modo che la corte svedese ha voluto dare una bella lezione facendogli capire che bisogna starsi attenti anche solo a consigliare ad un amico il download di un file. Polemiche, accuse, proteste e alcuni giorni dopo, si scopre che il giudice che ha emesso la sentenza fa parte, guarda caso, della lobby svedese pro-copyright ed è membro di un’organizzazione (SFI) gestita direttamente dall’industria multimediale svedese che si batte per l’inasprimento delle pene per le violazioni del diritto d’autore. C’è bisogno di aggiungere altro? La speranza fondata è che questa “scoperta” possa adesso mettere in discussione tutto il processo.

Mentre anche in Gran Bretagna e in Spagna si comincia a discutere seriamente di proposte “alla Sarkozy”, in Italia continuano, più o meno nell’ombra, i lavori del Comitato Antipirateria che di qui a brevissimo dovrebbe produrre una qualche proposta di legge. E dopo le audizioni ufficiali delle associazioni che rappresentano l’industria musicale (la solita FIMI), del cinema (ANICA), dell’editoria (AIE), dei videogames (AESVI), del software (BSA), dei provider e dei gestori della pubblicità sul web il risultato atteso sembra andare nella solita direzione: controllo sempre più pervasivo sulle reti p2p, repressione della libera circolazione dei contenuti, provider-poliziotto agli ordini dell’industria multimediale.

Non possiamo rimanere inermi di fronte a quest’offensiva reazionaria, in ballo c’è il nostro diritto ad avere una cultura, una formazione, ad essere informati e a sviluppare un’intelligenza critica, a mantenere uno sguardo sul mondo diverso da quello proposto dai media mainstream che hanno tutto l’interesse a tenerci buoni e docili, a farci credere che “va tutto bene” o che comunque “non potrebbe andare meglio di così”!

Sviluppiamo uno scambio di contenuti diretto, non-mediato, orizzontale, “tra pari”, facciamo vivere, insomma, quella condivisione di conoscenze e informazioni che i soggetti economici e politici che sostengono la proprietà intellettuale vogliono ostacolare in tutti i modi!

Sosteniamo i progetti politici che hanno capito che non si tratta di una questione meramente “tecnologica” ma che per cambiare veramente le cose bisogna lottare contro dei meccanismi che sono propri della società capitalista nel suo complesso!

Contro la repressione del P2P e il controllo delle aziende sulle nostre vite!
Contro la “Dottrina Sarkozy” e i suoi seguaci!
Per la condivisione dei contenuti e il libero sviluppo della cultura!

COLLETTIVO POLITICO-MUSICALE GET UP KIDS!

www.get-up-kids.org<br<
getupkids@email.it


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